
L’economia circolare Italia continua a distinguersi in Europa grazie ai risultati raggiunti nel riciclo e nell’utilizzo efficiente delle risorse. Il nuovo Rapporto sull’Economia Circolare 2026 conferma infatti il ruolo centrale del Paese nella transizione verso modelli produttivi più sostenibili. L’Italia registra un indice di circolarità pari a 65,0, il secondo più alto dell’Unione europea. Il dato rafforza la posizione italiana tra le economie più avanzate nel recupero dei materiali e nella gestione dei rifiuti.
L’economia circolare Italia guida inoltre la classifica europea per tasso di utilizzo circolare della materia. Il valore raggiunge il 21,6%, ben oltre la media Ue del 12,2%. Anche sul fronte del riciclo dei rifiuti il Paese mostra numeri molto elevati. L’85,6% dei rifiuti gestiti viene infatti riciclato, contro una media europea del 41,2%. L’Italia supera così Spagna, Francia e Germania. Ottimi risultati emergono anche nel riciclo degli imballaggi.
Nel 2024 il tasso italiano raggiunge il 76,7%, confermando il primato europeo del settore. La produttività delle risorse resta inoltre la più alta tra le grandi economie europee, con 4,7 euro generati per ogni chilo di materiale utilizzato. Nonostante questi risultati, il rapporto evidenzia anche una forte criticità. L’economia circolare Italia dipende ancora in modo significativo dalle importazioni di materie prime.
Il 46,6% dei materiali trasformati arriva infatti dall’estero, contro una media europea del 22,4%. La dipendenza italiana supera anche quella di Spagna, Germania e Francia. Nel 2025 la spesa per l’importazione di materiali ha sfiorato i 600 miliardi di euro. Il valore registra un aumento del 23,3% rispetto al 2021, nonostante il calo dei volumi acquistati. A incidere maggiormente sono soprattutto i costi dei metalli strategici come nichel, rame e acciaio. Le tensioni geopolitiche e la volatilità dei mercati energetici aumentano inoltre i rischi legati agli approvvigionamenti. L’economia circolare Italia resta quindi un modello europeo nel riciclo, ma deve ridurre la dipendenza estera per rafforzare la propria competitività e sicurezza industriale.
