Assegno Inclusione: sospeso se figli non vanno a scuola

L’Assegno Inclusione sospeso è una possibilità concreta per tutte le famiglie con figli minorenni che non li mandano regolarmente a scuola. La nuova regola impone la frequenza scolastica obbligatoria come requisito essenziale per continuare a ricevere il sussidio. Non si tratta più solo di un criterio economico o anagrafico, ma anche educativo. Se il minore non è iscritto o non frequenta, il Comune, tramite la piattaforma GePI, lo rileva automaticamente incrociando i dati con il Ministero dell’Istruzione. In assenza di giustificazioni, la famiglia riceve una notifica e ha 10 giorni di tempo per fornire i documenti richiesti. Se la situazione non si risolve, l’Assegno Inclusione viene sospeso dal mese successivo. Il controllo non è solo digitale: intervengono anche i servizi sociali, che possono convocare i genitori per firmare un nuovo patto educativo. Se i figli non tornano a scuola entro 7 giorni dalla convocazione, il sussidio viene bloccato definitivamente. La misura punta a ridurre la dispersione scolastica, responsabilizzando le famiglie. Chi ha figli in età scolare deve quindi controllare regolarmente la situazione, conservare la documentazione e aggiornare tempestivamente gli uffici in caso di cambi di scuola. La nuova norma conferma l’importanza dell’istruzione come diritto e dovere per garantire inclusione sociale, superando il concetto del semplice aiuto economico. L’Assegno Inclusione sospeso non è solo una penalità, ma un messaggio chiaro: senza scuola, non c’è sostegno.