
Il regime forfettario 2026 cambia di nuovo e prevede una nuova aliquota al 26% per chi supera determinati limiti di reddito. Questa proposta arriva direttamente dall’Istituto Nazionale Tributaristi durante l’audizione alla Commissione Bilancio del Senato. L’obiettivo? Allargare la platea dei beneficiari ma con una tassazione più alta. Attualmente, chi aderisce al regime forfettario paga un’aliquota ridotta del 15%, che scende al 5% per i primi cinque anni di attività. Ma con la nuova proposta, chi ha un reddito da lavoro dipendente o da pensione oltre i 35.000 euro potrebbe rientrare nel forfettario solo accettando l’imposta sostitutiva al 26%.
La soglia ordinaria resta a 30.000 euro, ma la Legge di Bilancio 2026 intende prorogare l’innalzamento a 35.000 euro. Superare questa soglia comporta meno vantaggi fiscali. L’intento dichiarato è evitare che il regime venga considerato un privilegio ingiusto rispetto ai lavoratori ordinari, dove l’Irpef parte dal 23% e cresce con il reddito. Tuttavia, il regime forfettario nasce proprio per semplificare la vita alle piccole Partite Iva, riducendo costi, tasse e burocrazia. In un sistema fiscale complesso, rappresenta un’ancora di salvezza per molte micro imprese.
Con questa nuova proposta, chi supera i limiti potrà continuare a operare nel forfettario, ma dovrà pagare di più. Una scelta di compromesso, che apre la strada a una maggiore inclusione fiscale, ma a costo di un’aliquota più pesante. Il dibattito resta aperto, ma una cosa è chiara: il regime forfettario 2026 sarà decisivo per molte Partite Iva italiane.
