
Nel 2024 le invalidità civili al Sud hanno superato quelle del Nord di oltre 500mila casi, nonostante una popolazione inferiore. Infatti, il Mezzogiorno conta 19,7 milioni di abitanti contro i 26,3 del Nord, ma registra molte più prestazioni. L’Ufficio Studi CGIA ha evidenziato che quasi il 47% delle pensioni di invalidità è concentrato nel Sud, su un totale nazionale di 21 miliardi di euro. La Campania è la regione che riceve più fondi, con 2,73 miliardi all’anno, seguita da Lombardia (2,67 miliardi) e Lazio (2,38 miliardi). L’importo medio mensile delle pensioni in Italia è di 501 euro. L’analisi dei dati evidenzia anche forti differenze tra le regioni nel periodo 2020-2024.
Puglia, Basilicata e Calabria hanno registrato gli aumenti più rilevanti. In particolare, la Puglia ha visto una crescita del 14,1%, la Basilicata del 12,2% e la Calabria dell’11,9%. Al contrario, regioni come la Toscana e il Friuli Venezia Giulia hanno mostrato una crescita più moderata, rispettivamente del 2,7% e 2,6%. Questi dati rivelano un evidente squilibrio nella distribuzione delle prestazioni sociali.
Le differenze territoriali sollevano interrogativi sull’accesso e sui criteri di riconoscimento delle invalidità civili al Sud rispetto al Nord. Tuttavia, emerge anche una questione sociale più ampia: il bisogno di assistenza e tutela in aree spesso più fragili economicamente. Un’analisi più approfondita potrebbe aiutare a identificare soluzioni più eque per tutto il Paese, riducendo divari e migliorando l’efficacia del sistema. Di fronte a queste cifre, diventa fondamentale aprire un confronto politico e sociale. Occorre affrontare le disparità tra Nord e Sud, evitando generalizzazioni e valorizzando le specificità regionali. Con questo approccio si potranno garantire diritti reali e concreti a chi ne ha davvero bisogno.
