
Le materie prime in rosso aprono la giornata sotto pressione, anche se limitano le perdite rispetto alla nottata dopo le prime contrattazioni sui mercati asiatici. Il movimento riflette la reazione degli operatori alla frenata di Trump su un possibile intervento degli Usa in Iran, fattore che riduce le tensioni ma mantiene elevata la volatilità.
In questo contesto, il prezzo spot dell’oro scende a 4.613 dollari l’oncia, con un calo dello 0,29%, mentre sul Comex il contratto per febbraio registra un ribasso dello 0,52% a 4.612 dollari. Segno negativo anche per l’argento, che arretra del 2,2% dopo il -5% segnato durante la nottata, attestandosi a 89,3 dollari. Il clima debole coinvolge anche gli altri metalli, con il rame in calo dell’1% e il platino che perde il 2,3%, confermando una seduta improntata alla cautela.
A guidare le perdite tra le materie prime in rosso resta però il petrolio, che mostra le flessioni più marcate. Il Brent con consegna a marzo cede il 3,2% e scende a 64,4 dollari al barile, riflettendo un ridimensionamento delle aspettative sul fronte geopolitico. Andamento simile per il Wti americano, con il contratto per febbraio che perde il 3,3% e si assesta a 60 dollari al barile. La seduta conferma un quadro di debolezza diffusa, nel quale le materie prime in rosso reagiscono rapidamente ai segnali politici e alle prospettive sull’equilibrio globale dell’energia.
