
La Natalità in Italia continua a precipitare e il nuovo rapporto Istat fotografa un Paese sempre più distante dalla genitorialità. Oggi sono 6,6 milioni le persone che dichiarano di aver rinunciato ad avere i figli desiderati.
Il dato colpisce ancora di più se si guarda nel dettaglio. Tra i 9,8 milioni di persone tra i 18 e i 49 anni che non vogliono avere figli in futuro, soltanto una minima parte afferma che i bambini non fanno parte del proprio progetto di vita.
Il punto, però, è un altro. La maggioranza non rinuncia per scelta. Rinuncia perché non riesce più a sostenere economicamente o psicologicamente l’idea di costruire una famiglia.
Soldi e lavoro: i due ostacoli più pesanti
Le difficoltà economiche rappresentano il principale freno. Quasi 2,8 milioni di persone dichiarano di aver accantonato il desiderio di avere figli proprio per problemi finanziari o mancanza di stabilità lavorativa.
Le donne percepiscono soprattutto l’incertezza occupazionale come ostacolo. Gli uomini, invece, indicano più spesso le difficoltà economiche.
Questo significa una cosa molto chiara: il problema non riguarda soltanto il desiderio di diventare genitori, ma la paura concreta di non riuscire a garantire un futuro stabile ai figli.
Genitori anziani e figli rinviati troppo a lungo
C’è poi un altro elemento che pesa sempre di più. Molte persone rinunciano alla genitorialità perché impegnate nell’assistenza ai genitori anziani.
Secondo l’Istat, oltre una persona su dieci tra quelle che non vogliono avere figli si trova già schiacciata dalle responsabilità familiari verso la generazione precedente.
Nel frattempo cresce anche il numero di chi ha rimandato troppo a lungo. Per 1,3 milioni di persone, infatti, il desiderio di avere figli non può più essere realizzato soprattutto per ragioni legate all’età.
Età media al parto sempre più alta
Nel 2025 l’età media al parto sale a 32,7 anni. Di conseguenza aumentano le nascite da madri over 40, mentre diminuisce la probabilità di concepire naturalmente.
Le tecniche di procreazione medicalmente assistita incidono ormai per il 3,9% sulla fecondità totale, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa.
Nonostante questo, il numero medio di figli per donna continua a calare. Nel 2025 si scende a 1,14 figli per donna, il valore più basso mai registrato in Italia.
Millennial più poveri dei genitori
Il rapporto Istat evidenzia anche un forte rallentamento dell’ascensore sociale. Tra i Millennial, la quota di chi peggiora la propria condizione rispetto ai genitori supera quella di chi migliora.
La laurea continua a rappresentare una protezione importante. Chi possiede un titolo universitario ha più possibilità di lavorare, guadagnare meglio e ridurre il rischio di povertà.
Tuttavia, l’Italia continua a perdere talenti. Sempre più laureati e ricercatori scelgono infatti di trasferirsi all’estero in cerca di stipendi più alti e opportunità migliori.
Giovani, lavoro e futuro incerto
Anche se la disoccupazione cala, il mercato del lavoro resta fragile. I giovani continuano ad avere difficoltà nel trovare occupazioni stabili, mentre cresce il numero di carriere discontinue e precarie.
L’età media degli occupati arriva a 45,6 anni. Secondo l’Istat, l’invecchiamento della forza lavoro rischia inoltre di frenare innovazione e crescita economica.
Salute, social e nuove fragilità
Il rapporto mostra anche un’Italia segnata da forti disuguaglianze nella salute e nell’accesso alle cure. Oltre 12,8 milioni di persone convivono con almeno due malattie croniche.
Nel frattempo cresce l’uso problematico dei social tra adolescenti e giovani. Il fenomeno riguarda soprattutto le ragazze tra i 15 e i 17 anni.
Aumentano inoltre obesità e fragilità psicologiche, mentre il volontariato continua a rappresentare un punto di riferimento importante per la coesione sociale.
Un Paese che fa sempre meno figli
La Natalità in Italia racconta oggi molto più di un semplice calo demografico. Racconta un Paese in cui milioni di persone desiderano ancora una famiglia, ma si sentono bloccate da precarietà, costi e mancanza di prospettive.
Ed è proprio questo il dato che pesa di più. Non il numero di chi non vuole figli, ma quello di chi li vorrebbe e non riesce più ad averli.
