Sciopero treni dell’11 giugno: Intercity nel caos

Sciopero treni dell’11 giugno: stop di 8 ore, cosa succede agli Intercity

Lo sciopero treni dell’11 giugno rischia di creare nuovi disagi per chi deve viaggiare in treno. I principali sindacati del settore ferroviario hanno proclamato una mobilitazione nazionale di 8 ore, dalle 9 alle 17.

La protesta riguarda il futuro del servizio Intercity e il modo in cui il Governo ha deciso di organizzare le nuove gare per assegnarne la gestione dal 2027.

Il punto, però, è un altro. Per la prima volta il servizio non sarà più affidato solo a Trenitalia, ma potrebbe essere diviso tra più operatori.

Orari dello sciopero e fasce di garanzia

Lo sciopero è stato proclamato da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Trasporti.

La mobilitazione interesserà tutto il personale ferroviario, comprese le ditte appaltatrici.

L’orario previsto è dalle 9 del mattino alle 17. Non sono previste fasce di garanzia specifiche, perché lo sciopero si svolgerà fuori dagli orari di punta della mattina e della sera.

Perché i sindacati protestano

La protesta nasce contro la gara europea per l’assegnazione del servizio Intercity.

Fino al 2026, il servizio viene affidato direttamente a Trenitalia. Dal 2027, invece, la gestione passerà attraverso una gara per i successivi 15 anni.

La scelta più contestata riguarda la divisione del Paese in lotti, due o tre a seconda degli scenari ancora allo studio.

Secondo i sindacati, questa impostazione rischia di indebolire l’unità del servizio ferroviario nazionale.

Cosa cambia per gli Intercity

Con il nuovo modello, diverse aziende potrebbero gestire parti differenti del servizio Intercity.

Tra queste potrebbe esserci anche un operatore straniero. L’obiettivo del Governo è aumentare la concorrenza e permettere anche ad aziende più piccole di partecipare alla gara.

Tuttavia i sindacati vedono un rischio concreto. Temono minori tutele per i lavoratori e chiedono clausole sociali più forti.

Il nodo delle tratte meno redditizie

Uno dei temi più delicati riguarda le tratte meno frequentate.

Secondo le sigle sindacali, le nuove gare dovrebbero contenere vincoli chiari per garantire il servizio anche dove non risulta economicamente conveniente.

Il rischio, secondo i lavoratori, è che alcune tratte finiscano penalizzate se la logica economica dovesse pesare più del servizio pubblico.

Non è una vera liberalizzazione

Anche se nel dibattito si parla di liberalizzazione, il modello Intercity non funzionerà come l’alta velocità.

Sull’alta velocità, infatti, Trenitalia e Italo competono direttamente sul mercato.

Per gli Intercity, invece, ci saranno gare pubbliche. Ogni lotto sarà assegnato a una sola azienda, che gestirà quel servizio senza concorrenza diretta sulle stesse tratte.

Il ruolo del servizio pubblico

Il Ministero dei Trasporti ha chiarito che i vincitori delle gare dovranno comunque rispettare gli obblighi del servizio pubblico universale.

Questo significa che riceveranno incentivi per mantenere prezzi accessibili e garantire collegamenti che, da soli, non sarebbero sostenibili.

Lo sciopero dei treni dell’11 giugno nasce quindi da una partita molto più ampia. Non riguarda solo una giornata di disagi, ma il futuro degli Intercity e del trasporto ferroviario nazionale.