Pensioni donne più basse: il divario supera il 30% secondo l’Inps
Le pensioni donne sono più basse rispetto a quelle degli uomini e continuano a rappresentare una delle principali criticità del sistema previdenziale italiano. I nuovi dati diffusi dall’Osservatorio Inps sui flussi di pensionamento mostrano infatti che, nel primo semestre del 2026, l’importo medio delle pensioni liquidate alle donne è risultato inferiore del 30,41% rispetto a quello degli uomini, con un divario in crescita rispetto all’anno precedente.
I numeri del rapporto Inps
L’Osservatorio Inps evidenzia come nel primo semestre del 2026:
- le donne abbiano ricevuto una pensione media di 1.048 euro al mese;
- gli uomini abbiano percepito mediamente 1.506 euro al mese;
- il divario abbia raggiunto il 30,41%.
Nel 2025 la differenza era pari al 26,2%, segno che la distanza economica tra uomini e donne al momento della pensione continua ad aumentare. Mentre gli assegni medi degli uomini sono cresciuti rispetto allo scorso anno, quelli delle donne sono rimasti sostanzialmente invariati.
Perché le donne percepiscono pensioni più basse
Secondo l’Inps, il fenomeno nasce molto prima del pensionamento.
Tra le principali cause figurano:
- carriere lavorative più discontinue;
- periodi di maternità e cura della famiglia;
- maggiore ricorso al lavoro part-time;
- retribuzioni mediamente inferiori;
- minori opportunità di avanzamento professionale.
Questi fattori determinano un versamento di contributi previdenziali più contenuto durante la vita lavorativa, con effetti diretti sull’importo finale della pensione.
Le differenze tra le varie tipologie di pensione
Il divario non riguarda tutte le pensioni nello stesso modo.
Per le pensioni di vecchiaia:
- donne: 1.006 euro;
- uomini: 1.491 euro;
- differenza: 32,53%.
Nelle pensioni anticipate la distanza si riduce:
- donne: 1.814 euro;
- uomini: 2.211 euro;
- differenza: 17,96%.
Anche nelle pensioni di invalidità permane un’importante differenza:
- uomini: 913 euro;
- donne: 686 euro.
L’unica eccezione riguarda le pensioni ai superstiti, dove le donne risultano mediamente destinatarie di importi superiori rispetto agli uomini, anche perché rappresentano la netta maggioranza dei beneficiari.
Un problema che nasce durante la carriera lavorativa
Gli esperti sottolineano come il divario pensionistico sia la conseguenza diretta del cosiddetto gender gap nel mercato del lavoro.
Le donne, infatti, continuano ad avere:
- stipendi medi inferiori;
- maggiore discontinuità lavorativa;
- più frequenti interruzioni della carriera per esigenze familiari;
- minore accesso alle posizioni meglio retribuite.
Tutti elementi che riducono l’ammontare dei contributi versati nel corso della vita lavorativa e, di conseguenza, l’importo della pensione futura.
Il divario continua ad aumentare
Il dato più preoccupante emerso dall’Osservatorio Inps è proprio la crescita della distanza rispetto allo scorso anno.
Nel giro di dodici mesi il differenziale è passato dal 26,2% al 30,41%, confermando come le differenze di reddito tra uomini e donne continuino a riflettersi anche dopo il pensionamento.
Si tratta di un fenomeno che interessa milioni di lavoratrici italiane e che alimenta il dibattito sulla necessità di interventi in grado di favorire una maggiore parità nel mondo del lavoro e nella previdenza.

