
Autovelox settembre 2025: da questo mese parte il censimento nazionale dei dispositivi attivi sulle strade italiane. Il Ministero delle Infrastrutture ha lanciato un’applicazione dedicata per permettere a Comuni, Province e Città metropolitane di inserire dati su ogni dispositivo, inclusi marca, modello, data di installazione e stato di conformità.
Gli enti avranno 60 giorni per completare l’operazione, pena lo spegnimento automatico degli strumenti non registrati entro il 18 ottobre. Attualmente, in Italia non esiste un numero ufficiale di autovelox installati, ma secondo Codacons sarebbero oltre 11mila, con moltissimi privi di omologazione. Proprio la distinzione tra autovelox omologati e autorizzati rappresenta il nodo normativo: solo quelli omologati producono multe valide secondo la Corte di Cassazione. L’omologazione certifica la piena conformità tecnica del dispositivo, mentre l’autorizzazione consente solo l’uso del modello, senza verifiche complete. La regola vale anche per la decurtazione dei punti, ma non per il ritiro patente. Dopo il 2017, il Mit ha considerato automaticamente omologati alcuni apparecchi autorizzati, ma i giudici non sempre hanno condiviso questa posizione.
Chi riceve una multa può fare ricorso se il dispositivo non risulta omologato: se manca questa dicitura nel verbale, la sanzione è contestabile. Il ricorso è legittimo anche in caso di segnaletica assente, postazioni non visibili, foto incomplete o verbali privi di elementi essenziali. Si può presentare ricorso entro 30 giorni al Giudice di Pace o 60 giorni al Prefetto, richiedendo prima l’accesso agli atti. Con il decreto di maggio 2024, sono cambiate anche le regole di installazione: gli autovelox devono trovarsi su tratti di strada individuati dal Prefetto, con cartelli di preavviso posti almeno un chilometro prima fuori dai centri abitati. La distanza minima tra due dispositivi varia tra 1 e 4 chilometri. Nelle aree urbane valgono criteri diversi: i limiti di velocità devono essere di 50 km/h o 30 km/h in presenza di ciclabili. Per i dispositivi mobili serve la contestazione immediata. Con la nuova mappatura degli autovelox, il Mit mira a garantire trasparenza, limitare gli abusi e proteggere i conducenti da sanzioni illegittime.
