Deficit Italia al 3,1%: sfuma l’uscita dalla procedura Ue, cosa cambia adesso
La speranza di uscire anticipatamente dalla procedura europea per deficit eccessivo si ferma a un decimale. L’ISTAT ha confermato che il Deficit Italia 2025 è stato pari al 3,1% del PIL, in miglioramento rispetto al 3,4% registrato nel 2024 ma ancora sopra la soglia del 3%.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha espresso rammarico per il risultato, spiegando che l’Italia non riuscirà a ottenere l’uscita anticipata già nel 2026 e indicando il 2027 come possibile nuovo traguardo.
I nuovi conti nazionali contengono però anche altri numeri importanti: il PIL 2025 è stato rivisto leggermente al rialzo, mentre il rapporto debito/PIL è stato corretto al ribasso rispetto alle precedenti stime.
Deficit Italia 2025: perché quel 3,1% è così importante
Il dato può sembrare molto vicino al 3%, ma la differenza è rilevante ai fini delle regole europee.
L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è risultato nel 2025 pari al 3,1% del PIL, contro il 3,4% dell’anno precedente.
In sostanza, i conti pubblici sono migliorati, ma non abbastanza da consentire l’uscita anticipata dalla procedura europea.
Il dato non arrotondato, secondo la successiva ricostruzione riportata da ANSA, è pari a circa 3,079%: quindi molto vicino alla soglia, ma comunque superiore.
Ed è proprio questo scarto ridotto ad aver alimentato il dibattito politico successivo alla pubblicazione dei numeri.
Giorgetti: uscita dalla procedura possibile nel 2027
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha commentato i dati parlando apertamente di rammarico.
Il governo sperava infatti che la revisione definitiva dei conti potesse portare il rapporto deficit/PIL sotto il 3%, aprendo la strada a un’uscita anticipata.
Questo non è avvenuto.
Giorgetti ha quindi indicato il 2027 come possibile anno nel quale l’Italia potrà uscire dalla procedura, coerentemente con il percorso dei conti pubblici già delineato dal governo.
Ma cos’è la procedura europea per deficit eccessivo?
Per comprendere l’importanza della notizia bisogna capire cosa significa essere sottoposti alla procedura per deficit eccessivo.
L’Italia è entrata nella procedura europea nel 2024 nell’ambito dell’applicazione delle regole sui conti pubblici dell’Unione.
Il riferimento del 3% riguarda il rapporto tra deficit pubblico e PIL. Restare nella procedura significa continuare lungo un percorso di correzione dei conti concordato a livello europeo.
Questo si traduce in vincoli che incidono sulla programmazione della finanza pubblica e, di conseguenza, sui margini disponibili per le politiche di bilancio.
Il PIL 2025 è andato leggermente meglio del previsto
Dai nuovi dati ISTAT emerge anche una revisione positiva della crescita economica.
Il PIL italiano nel 2025 è aumentato in volume dello 0,6%, mentre la precedente stima di marzo indicava una crescita dello 0,5%.
In termini nominali, il PIL ai prezzi di mercato ha raggiunto 2.265 miliardi di euro, circa 6,95 miliardi in più rispetto alla precedente stima.
Anche il PIL 2024 è stato rivisto al rialzo di circa 8,56 miliardi.
La crescita reale del 2024 è stata inoltre ricalcolata all’1,1%, con una revisione positiva di 0,3 punti percentuali.
Investimenti in crescita del 3,9%
Interessante anche la composizione della crescita del 2025.
Gli investimenti fissi lordi sono aumentati del 3,9%, mentre i consumi finali nazionali sono cresciuti dell’1%.
Le esportazioni di beni e servizi sono aumentate dell’1,7%, mentre le importazioni hanno fatto registrare una crescita più marcata, pari al 4,2%.
La domanda nazionale al netto delle scorte ha fornito un contributo positivo alla crescita del PIL pari a 1,6 punti percentuali.
La domanda estera netta ha invece sottratto 0,7 punti, mentre la variazione delle scorte ha inciso negativamente per altri 0,3 punti.
Debito pubblico al 136,7% del PIL
Se sul deficit non è arrivata la revisione sperata, c’è invece una correzione favorevole sul rapporto tra debito pubblico e PIL.
Il dato definitivo per il 2025 è stato portato al 136,7%, contro il 137,1% indicato nella precedente stima.
La revisione è quindi di quattro decimi di punto.
Il problema è che il debito rimane comunque superiore al livello del 2024.
Per quell’anno il rapporto è stato infatti ricalcolato al 134,2%, mentre per il 2023 è stato rivisto al 134%.
Il miglioramento rispetto alle precedenti stime non elimina quindi uno dei principali problemi strutturali dei conti pubblici italiani: l’elevato stock di debito.
Perché il debito rimane un problema centrale
Il livello del debito diventa particolarmente importante quando aumentano i tassi di interesse.
Più elevato è il costo al quale lo Stato deve finanziarsi, maggiore diventa la spesa necessaria per pagare gli interessi sul debito esistente e sulle nuove emissioni.
Proprio nei giorni precedenti alla pubblicazione dei dati ISTAT, Giorgetti aveva richiamato l’attenzione sul costo crescente del servizio del debito, sostenendo che un Paese fortemente indebitato dispone di minori margini per finanziare altre politiche pubbliche.
Il problema non riguarda quindi soltanto un numero contabile.
Gli interessi rappresentano risorse che non possono essere utilizzate contemporaneamente per altre voci di spesa.
Pressione fiscale al 42,9%
C’è poi un altro numero destinato a far discutere.
Nel 2025 la pressione fiscale ha raggiunto il 42,9% del PIL, con un aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024.
Attenzione però al significato del dato.
La pressione fiscale misura il rapporto tra il complesso delle entrate tributarie e contributive e il PIL. Non significa che ogni singolo contribuente italiano abbia pagato personalmente il 42,9% del proprio reddito in tasse.
È un indicatore macroeconomico e va interpretato come tale.
C’è anche un avanzo primario dello 0,8%
Un dato meno evidente, ma importante per comprendere i conti pubblici, riguarda il saldo primario.
Nel 2025 è risultato positivo per lo 0,8% del PIL, rispetto allo 0,5% del 2024.
Il saldo primario misura sostanzialmente la differenza tra entrate e spese pubbliche escludendo gli interessi sul debito.
Questo significa che, prima di considerare gli interessi, i conti pubblici italiani presentano un avanzo.
È proprio il peso degli interessi, insieme alle altre dinamiche della finanza pubblica, a contribuire al risultato finale negativo.
Cosa cambia per la prossima manovra?
La mancata uscita anticipata dalla procedura europea non significa automaticamente che siano in arrivo nuove tasse o tagli specifici.
Significa però che il governo dovrà preparare la prossima legge di Bilancio continuando a rispettare il percorso di aggiustamento dei conti previsto nell’ambito delle regole europee.
La permanenza nella procedura riduce quindi le aspettative di ottenere già nel 2026 i maggiori margini che sarebbero derivati da un’uscita anticipata.
Su come utilizzare gli spazi di bilancio disponibili è già aperto il confronto politico all’interno della maggioranza. Le diverse proposte avanzate dai partiti vanno però distinte dalle misure che saranno effettivamente inserite e approvate nella legge di Bilancio.
Il dato definitivo non è stato “peggiorato” improvvisamente
Un altro aspetto merita attenzione.
I dati sui conti nazionali vengono progressivamente aggiornati man mano che diventano disponibili informazioni più complete.
L’ISTAT ha spiegato che la revisione ordinaria pubblicata a settembre incorpora informazioni acquisite successivamente alle stime diffuse nel marzo 2026, oltre ad aggiornamenti metodologici e delle fonti statistiche.
Secondo una ricostruzione ANSA, il valore non arrotondato del rapporto deficit/PIL è arrivato a circa 3,079%. Le revisioni hanno interessato sia il valore del PIL sia le entrate e le uscite delle amministrazioni pubbliche.
Il 3,1% è quindi il risultato del normale processo di consolidamento dei conti nazionali, non una nuova spesa comparsa improvvisamente il 22 settembre.
Deficit Italia 2025: cosa sappiamo davvero
Il quadro che emerge è quindi composto da luci e ombre.
Il Deficit Italia 2025 è sceso dal 3,4% al 3,1% del PIL, ma non abbastanza per consentire l’uscita anticipata dalla procedura europea per deficit eccessivo. Il governo indica ora il 2027 come possibile traguardo.
Nel frattempo il PIL 2025 è stato rivisto leggermente al rialzo, con una crescita reale dello 0,6%. Anche il rapporto debito/PIL è risultato migliore della precedente stima, passando dal 137,1% previsto al 136,7% definitivo, pur restando superiore al livello del 2024.
La pressione fiscale è invece salita al 42,9%, mentre il saldo primario è migliorato allo 0,8%.
Sono questi i numeri da tenere insieme per leggere correttamente la situazione: l’Italia ha migliorato alcuni indicatori, ma il deficit rimane appena sopra la soglia che avrebbe permesso di anticipare l’uscita dalla procedura europea.

