INPS debiti contributivi: rate fino a 60 mesi

I debiti INPS contributivi entrano in una nuova fase. Con la circolare 60/2026, l’Istituto avvia la riforma che consente alle imprese di dilazionare i debiti previdenziali fino a 60 rate mensili.

La misura punta ad aiutare aziende e contribuenti in temporanea difficoltà finanziaria. Inoltre semplifica le procedure di regolarizzazione, evitando passaggi autorizzativi che in passato rallentavano i piani più lunghi.

Il punto, però, è un altro. L’attivazione del piano può sbloccare subito la regolarità del Durc, ma solo se il contribuente rispetta pagamenti e contributi correnti.

Rate fino a cinque anni

La novità principale riguarda la durata della dilazione. I debiti contributivi non ancora affidati agli agenti della riscossione potranno essere pagati in un periodo massimo di cinque anni.

La riforma supera il vecchio limite ordinario di 24 mesi. Inoltre elimina la necessità di una preventiva autorizzazione del Ministero del Lavoro per i piani di rientro più lunghi.

Per molte imprese questo passaggio può fare la differenza. Significa avere più tempo per rientrare dal debito, senza perdere subito accesso ad appalti, incentivi e opportunità pubbliche.

Soglia decisiva a 500mila euro

I nuovi limiti cambiano in base all’importo dovuto. Per debiti fino a 500.000 euro, l’INPS può concedere piani ordinari fino a 36 rate mensili.

Per importi superiori a 500.000,01 euro, invece, la dilazione può arrivare fino a 60 pagamenti complessivi.

Cambiano anche le competenze decisionali. I direttori delle filiali locali approvano i piani sotto i 500mila euro. I direttori regionali, invece, autorizzano le richieste superiori a quella soglia.

Domanda solo online

La richiesta deve passare esclusivamente dal Cassetto previdenziale del contribuente sul portale INPS. L’impresa deve inserire i moduli richiesti e indicare l’intera esposizione debitoria verso tutte le gestioni previdenziali.

Dentro la domanda rientrano anche pendenze nate da verifiche ispettive o avvisi di compliance. Quindi non si tratta di una richiesta parziale, ma di una ricognizione completa del debito.

Questo passaggio serve a costruire un piano unico e più chiaro. Tuttavia obbliga il contribuente a presentare una situazione completa e coerente.

Prima rata entro 10 giorni

Una volta attivato il piano, la prima rata va pagata entro 10 giorni. Quel versamento vale come adesione formale alla dilazione.

Da quel momento può arrivare subito la regolarità del Durc, elemento decisivo per imprese che lavorano con appalti pubblici o chiedono incentivi.

Attenzione però al dettaglio più importante. La riforma non introduce sconti, condoni o sanatorie. Le somme dovute restano integralmente da pagare, insieme agli interessi applicati.

Quando si perde il beneficio

Il mancato pagamento della prima rata annulla la procedura. Inoltre il salto di tre versamenti determina la decadenza dal beneficio.

Per questo la nuova rateizzazione offre più respiro, ma non cancella la responsabilità del contribuente. Chi aderisce deve mantenere il piano e versare regolarmente anche i contributi correnti.

Infine, i contribuenti con piani attivati dal 12 gennaio 2025 possono chiedere la rideterminazione delle scadenze entro il 20 giugno 2026.

La riforma sui debiti INPS contributivi apre quindi una possibilità concreta per molte imprese. Ma la vera svolta dipenderà dalla capacità di rispettare ogni scadenza del piano.