L’Italia e le startup: una realtà a rallentatore

Nel panorama delle nazioni Ocse, l’Italia si posiziona al decimo posto per quanto riguarda il minor numero di startup per abitante, una situazione che evidenzia la necessità di stimoli e politiche mirate per incentivare l’ecosistema imprenditoriale nel Paese. Con soltanto 1,6 startup ogni 100.000 abitanti, l’Italia si trova appena dietro la Repubblica Ceca e davanti a nazioni come la Slovacchia e la Polonia, con il Messico che detiene il primato negativo di questo particolare indice.

La ricerca condotta da Utility Bidder per l'”Entrepreneurial Countries Index” mette in luce come gli Stati Uniti dominino il settore con 22,6 startup ogni 100.000 abitanti, sebbene solo il 76,8% di queste sopravviva oltre il primo anno di vita. Questo studio non solo classifica le nazioni basandosi sul numero di nuove imprese rispetto alla popolazione, ma esplora anche altri fattori chiave che influenzano l’imprenditorialità, come le aliquote fiscali sulle società, che vedono la Colombia e l’Ungheria agli estremi opposti dello spettro nell’Ocse.

Interessante notare come la Svizzera si distingua per il suo ambiente favorevole all’imprenditorialità, ottenendo il punteggio più alto nell’indice imprenditoriale con 8,51. Ciò suggerisce che, oltre al numero di startup, altri elementi come il clima fiscale, il supporto allo sviluppo imprenditoriale e le politiche di incentivo giocano un ruolo cruciale nel determinare la vivacità dell’ecosistema startup di una nazione.

Questi dati evidenziano non solo la posizione dell’Italia in un contesto internazionale, ma anche l’importanza di adottare strategie efficaci per favorire la nascita e lo sviluppo di startup nel Paese. Una riflessione che dovrebbe spingere i policymaker italiani a considerare interventi specifici per migliorare la situazione, guardando agli esempi virtuosi di altri paesi per ispirare un cambiamento positivo nel tessuto imprenditoriale italiano.