
Professioni più richieste in Italia e intelligenza artificiale ormai viaggiano insieme. Oggi l’IA non vive solo nel tech. Infatti entra in settori diversi e cambia le competenze richieste.
Il lavoro, però, non sparisce. Al contrario, cambia direzione e premia profili tecnici. Per questo le istituzioni studiano strumenti di monitoraggio dedicati. Così nasce l’idea di un osservatorio sull’adozione dell’IA nel lavoro.
Un punto resta chiaro: le aziende cercano competenze e non sempre le trovano. Nel 2025 circa 12,4% delle imprese ha iniziato a sperimentare tecnologie di IA. Inoltre la quota varia con la dimensione aziendale. Si passa da 9,9% tra le realtà piccole a 47,5% tra le grandi.
Anche i settori contano. I servizi avanzano più velocemente, soprattutto in ambiti digitali e consulenziali. Inoltre l’IA serve spesso per analisi documentale (30,4%). Poi arriva la sicurezza informatica (19,5%) e il trattamento del linguaggio (19,4%).
Crescono anche gli usi legati ai rapporti con clienti e fornitori. Qui pesa 15,3% delle applicazioni. Inoltre il customer management vale 14,7%. Quindi serve personale capace di usare strumenti e processi nuovi.
Il mercato del lavoro, infatti, chiede competenze digitali in modo massiccio. Le imprese le indicano per 61,2% delle assunzioni programmate. Inoltre richiedono metodi matematici per 48,8% dei casi. Poi chiedono innovazione e automazione dei processi per 36%.
C’è anche un gruppo più ristretto ma enorme nei numeri. Per 12,8% delle nuove posizioni serve una padronanza alta di più competenze. In pratica parliamo di 743mila addetti. Inoltre, quando l’importanza sale, la ricerca diventa più difficile.
A questo punto la domanda è diretta: professioni più richieste in Italia, quali sono. Se guardiamo i ruoli più difficili da coprire, emergono profili STEM. Matematici, statistici e analisti dei dati superano 80% di posizioni complesse. Poi arrivano progettisti e amministratori di sistemi e ingegneri dell’informazione, oltre 70%.
Sul fronte innovazione spiccano anche professioni meno “pop”. Meccanici e attrezzisti navali raggiungono 98,5% di profili difficili da trovare. Subito dopo compaiono specialisti in terapie mediche con 89,5%. Inoltre tornano i profili tecnico-scientifici, con ordini diversi.
Se invece conta il volume di assunzioni, cambiano le priorità. Le aziende cercano oltre 27mila tecnici per la gestione dei cantieri edili. Poi servono oltre 24mila tecnici meccanici. Inoltre servono oltre 24mila analisti e progettisti software.
Continuano le richieste per quasi 22mila ingegneri industriali e gestionali. Poi compaiono oltre 21mila tecnici programmatori. Quindi le professioni più richieste in Italia ruotano attorno a competenze tecniche.
Qui emerge il nodo: lo skill mismatch. Non manca il lavoro, mancano i profili adatti. In Italia, tra i laureati 30-34 anni nel 2024, solo 23,6% ha un titolo STEM. Inoltre resta un divario di oltre 20 punti tra uomini e donne.
Anche le competenze digitali di base restano basse. Solo 45,8% delle persone le possiede. In Europa, invece, la media arriva a 55,6%. Perciò il problema non è la fotografia. Serve un piano concreto, e serve adesso.
