Riscaldamento globale dell’Italia: fino a 6 punti di Pil persi entro il 2050, cresce il rischio economico
Il riscaldamento globale dell’Italia potrebbe avere conseguenze economiche molto più pesanti di quanto stimato finora. Secondo un nuovo studio realizzato dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), in collaborazione con Deloitte Climate & Sustainability ed European University Institute, il nostro Paese rischia di perdere fino al 6% del Prodotto interno lordo entro il 2050 se non verranno adottate efficaci politiche di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.
Gli esperti avvertono che il clima non rappresenta più soltanto una questione ambientale, ma anche una delle principali sfide economiche per il futuro dell’Italia.
Riscaldamento globale dell’Italia: quanto può perdere il Pil
Bisogna confrontare due scenari differenti.
Nel primo vengono ipotizzati interventi efficaci contro gli effetti dei cambiamenti climatici, mentre nel secondo il Paese continua a subire eventi estremi sempre più frequenti senza adeguate misure di contrasto.
Il risultato evidenzia una perdita del Pil compresa tra l’1,6% e il 6% entro il 2050, a seconda dell’intensità degli effetti del riscaldamento globale.
Anche se la percentuale può sembrare contenuta, gli economisti ricordano che l’Italia registra già una crescita economica molto limitata. Per questo motivo l’impatto reale sarebbe molto più pesante.
La crescita economica potrebbe ridursi fino al 15%
Secondo gli autori della ricerca, la perdita di Pil potrebbe arrivare a rappresentare addirittura il 15% della crescita economica complessiva che l’Italia avrebbe potuto registrare tra il 2025 e il 2050.
Una crescita più debole significa infatti:
- minori entrate fiscali;
- riduzione degli investimenti;
- maggiore difficoltà nel finanziare la spesa pubblica;
- aumento del rapporto tra debito pubblico e Pil.
In pratica il peso del debito aumenterebbe anche senza nuovi aumenti della spesa pubblica, semplicemente perché l’economia crescerebbe molto meno.
Eventi climatici estremi: oltre 822 miliardi di danni in Europa
Lo studio ricorda anche il costo già sostenuto dall’Europa.
Tra il 1980 e il 2024 gli eventi climatici estremi hanno provocato 822 miliardi di euro di perdite economiche nell’Unione Europea.
Solo tra il 2021 e il 2024 i danni hanno superato 208 miliardi di euro, oltre un quarto del totale registrato negli ultimi 45 anni.
Queste cifre comprendono soprattutto i danni materiali, ma non considerano completamente gli effetti indiretti, come:
- costi sanitari;
- perdita di produttività;
- impatto sulle imprese;
- conseguenze sociali.
Le ondate di calore riducono la produttività
Tra gli effetti economici più significativi figurano anche le ondate di calore.
Secondo le stime, la riduzione della produttività del lavoro provoca già oggi una perdita compresa tra lo 0,3% e lo 0,5% del Pil europeo, con alcune aree particolarmente vulnerabili che superano addirittura l’1%.
Le proiezioni indicano che, dal 2060, tali perdite potrebbero superare l’1,1% del Pil europeo se non verranno adottate nuove misure di adattamento.
Il rischio dello “spread climatico”
Gli esperti introducono anche un nuovo concetto: lo spread climatico.
Una crescita economica più debole rende infatti più difficile sostenere il debito pubblico, aumentando il rischio percepito dagli investitori.
Di conseguenza potrebbero salire i tassi di interesse richiesti per finanziare il debito dello Stato, con effetti a catena su:
- mutui;
- prestiti alle famiglie;
- finanziamenti alle imprese;
- investimenti pubblici.
Secondo i ricercatori, mitigazione e adattamento non rappresentano soltanto politiche ambientali, ma strumenti fondamentali per garantire la stabilità economica e finanziaria dell’Italia nei prossimi decenni.

