
La tassa green UE potrebbe diventare realtà nei prossimi mesi e rappresenta una sfida concreta per l’Italia. Le nuove misure, inserite nella revisione della Energy Taxation Directive, puntano a ridurre l’uso di gas, petrolio e carbone tassando i carburanti in base all’impatto ambientale. L’Unione Europea vuole incentivare l’energia pulita, ma le conseguenze economiche rischiano di pesare su imprese e famiglie.
Il sistema attuale, che tassa i combustibili per volume, verrebbe sostituito con una logica basata sul contenuto energetico e sulle emissioni. Le esenzioni fiscali per il riscaldamento domestico e i combustibili utilizzati in settori come trasporto aereo, marittimo e pesca sarebbero gradualmente eliminate. L’Italia, però, esprime forti perplessità. Il governo contesta soprattutto il Carbon Border Adjustment Mechanism, che colpisce le importazioni ad alta intensità di CO2. Il settore siderurgico, che ha già investito nella riduzione delle emissioni, teme effetti negativi. In Italia, il 90% dell’acciaio si produce con forni elettrici alimentati da rottami. Inoltre, l’economia nazionale resta legata al gas, sia per la produzione energetica sia per la manifattura. Se gli incentivi ai settori energivori venissero ridotti, i costi per le imprese aumenterebbero, con possibili rincari anche per le famiglie.
Le aziende, per fronteggiare l’aumento delle spese, potrebbero trasferire i costi sui consumatori finali. Il rischio più immediato riguarda le bollette, che potrebbero salire in modo significativo. La tassa green UE, seppure nata con un intento ambientale nobile, rischia di trasformarsi in un ulteriore aggravio economico. Le nuove regole mirano a un’armonizzazione tra gas ed elettricità, ma il percorso appare complesso. Il governo italiano, pur condividendo gli obiettivi di transizione ecologica, chiede un maggiore equilibrio tra sostenibilità e tutela sociale. In sintesi, la sfida sarà conciliare innovazione e competitività con la necessità di proteggere cittadini e imprese da nuovi costi in arrivo.
