
L’effetto della tassa dei pacchi a 2 euro a Malpensa si è manifestato con un crollo del traffico aereo. L’Italia ha introdotto dal primo gennaio 2026 un contributo nazionale da due euro su ogni pacco extra-UE sotto i 150 euro, anticipando di sei mesi il dazio europeo previsto per luglio. L’obiettivo era colpire colossi come Temu, Shein e AliExpress, ma la mossa si è rivelata controproducente. Le piattaforme hanno reagito spostando le spedizioni verso Belgio, Germania e Ungheria, dove tasse simili non esistono.
Una volta sdoganati altrove, i pacchi arrivano comunque in Italia su gomma, eludendo il contributo. Risultato: a Malpensa si sono persi oltre trenta voli cargo in tre settimane, con un calo del 40% delle spedizioni sotto i 150 euro. I costi aggiuntivi per ogni volo, causati dalla tassa, superano le decine di migliaia di euro, mentre via camion la spesa fiscale è di gran lunga inferiore. Il contributo nasce da esigenze di bilancio, dopo la cancellazione della tassa sui dividendi finanziari. Ma senza una strategia europea unitaria, l’Italia si è trovata isolata. Belgio e Paesi Bassi hanno ritirato misure simili, mentre la Francia le ha accantonate.
Il settore logistico italiano ne paga ora le conseguenze. Gli operatori del comparto chiedono una revisione urgente della norma, giudicata un boomerang. Le merci continuano a entrare, ma l’Italia perde centralità logistica. La tassa pacchi 2 euro Malpensa rischia di affossare uno dei poli cargo più importanti del paese, a vantaggio diretto dei concorrenti europei.
