
La vicenda del ban di TikTok negli Stati Uniti nel 2026 si conclude con un’intesa che salva l’app dalla chiusura definitiva sul suolo americano. Dopo anni di scontro tra ByteDance e Washington, il colosso cinese ha accettato di creare una joint venture a maggioranza statunitense, che gestirà TikTok per il mercato Usa. L’accordo prevede una nuova società, TikTok Usds, dove ByteDance mantiene una quota di minoranza al 19,9%, mentre Oracle, Silver Lake e MGX controllano il 45% complessivo.
Il restante 35,1% è in mano a fondi e investitori americani, tra cui quello legato a Michael Dell e a Jeff Yass, finanziatore vicino a Donald Trump. A guidare l’operazione è stato proprio l’ex presidente Usa, che da oppositore è diventato il mediatore principale. L’algoritmo, cuore della piattaforma, sarà riaddestrato e messo sotto supervisione americana, così come la gestione dei dati. Questo è stato il punto chiave per scongiurare il ban: la sicurezza dei dati e il controllo della tecnologia.
Il nome di ByteDance resta, ma perde ogni possibilità decisionale. La nuova struttura societaria riflette questa svolta, con un consiglio di amministrazione dominato da membri indicati dagli investitori statunitensi. A capo dell’azienda va Adam Presser, già dirigente TikTok, con esperienza in Warner Bros. L’intera operazione si inserisce in un contesto geopolitico teso, dove la sfida tra Usa e Cina si gioca anche sul campo digitale. Il compromesso raggiunto non risolve tutte le incognite, ma consente alla piattaforma di continuare a operare, tutelando al contempo i milioni di utenti americani. Il TikTok ban Stati Uniti 2026 diventa così un precedente per tutte le future trattative sull’equilibrio tra innovazione, mercato e sovranità tecnologica.
