La conservazione delle bollette domestiche: una guida essenziale

Nell’era della digitalizzazione, potrebbe sembrare superfluo conservare le bollette cartacee di servizi essenziali come luce, gas, acqua e telefono. Tuttavia, la conservazione di queste bollette è fondamentale per proteggersi da richieste di pagamento duplicato. Senza una prova di pagamento, infatti, un fornitore potrebbe richiedere nuovamente il saldo di una fattura già pagata. È quindi cruciale conoscere i termini di prescrizione dei debiti e i tempi di conservazione dei documenti per tutelare i propri diritti come consumatori.

Il Codice Civile stabilisce i termini entro i quali un fornitore può richiedere il pagamento di bollette non saldate. Questi termini variano a seconda del tipo di bolletta e, una volta superati, il fornitore perde il diritto legale di richiedere il pagamento. La prescrizione delle bollette impedisce ai fornitori di energia di richiedere pagamenti per fatture superate un certo periodo di tempo, ma attenzione: la prescrizione si attiva solo se non sono stati inviati solleciti di mancato pagamento. In caso di contestazioni, le prove di invio del sollecito da parte del fornitore sono decisive.

Per le bollette di energia elettrica e gas, quelle emesse dopo il 1° marzo 2018 devono essere conservate per 2 anni, mentre quelle emesse prima di questa data per 5 anni. Per le bollette dell’acqua, quelle emesse dopo il 1° gennaio 2020 vanno conservate per 2 anni, e quelle precedenti per 5 anni. Le bollette del telefono, sia fisso che mobile, devono essere conservate per 5 anni dalla data di emissione. Anche i documenti fiscali e bancari vanno conservati per un periodo che varia dai 5 ai 10 anni a seconda della natura del documento.

Un aspetto importante da considerare è la presenza della cosiddetta “quietanza tombale” nelle bollette, che viene considerata dalla Corte di Cassazione come una liberatoria totale. Una volta rilasciata, il fornitore non può più richiedere pagamenti per i periodi precedenti.

Per archiviare efficacemente le bollette domestiche, se si ricevono in formato cartaceo, l’ideale è conservarle in un raccoglitore, allegando la prova di pagamento. Con il passare del tempo, si possono eliminare le bollette più vecchie per ottimizzare lo spazio. Per le bollette digitali, si possono scaricare e salvare in una cartella sul computer, facendo periodicamente una copia su un disco rigido esterno o una chiavetta USB.

Nel caso di pagamento tramite strumenti tracciabili come RID o domiciliazione bancaria, la conservazione dei documenti diventa meno critica, ma può comunque servire per chiarire a quale debito specifico si riferisce il pagamento. In caso di perdita dei documenti, è possibile chiedere al creditore le carte in suo possesso. La Cassazione stabilisce che il giudice deve valutare le prove esterne dei pagamenti, come prelievi dal conto corrispondenti all’importo della fattura.