Metaverso: oltre l’illusione di Zuckerberg, una visione culturale e tecnologica

Il metaverso, un fenomeno recentemente avvolto da un hype senza precedenti, è stato al centro di un ambizioso progetto di Mark Zuckerberg e la sua azienda, ora rinominata Meta. Tuttavia, l’idea di Zuckerberg, presentata nel 2021, sembra essere più un miraggio che una realtà concreta. Nonostante ciò, il metaverso rimane un concetto affascinante e fertile, capace di intercettare le future traiettorie tecnologiche.

Simone Arcagni, nel suo libro “La zona oscura. Filosofia del metaverso”, esplora il metaverso come una “logica culturale” e un’evoluzione del rapporto umano con le tecnologie digitali. Arcagni critica la visione ristretta di Zuckerberg e di altri imprenditori digitali, sostenendo che la comprensione della tecnologia non dovrebbe essere limitata ai soli produttori. Egli invita a esplorare le descrizioni umanistiche della tecnologia, presenti nel cinema, nella letteratura e nelle mitologie, per comprendere meglio le logiche che costituiscono le tecnologie e i loro impatti.

Il termine “metaverso” ha origini letterarie, coniato da Neil Stephenson nel suo libro “Snow Crash” del 1992. Successivamente, studiosi come Stephen Villa Weiss hanno ampliato il concetto, descrivendolo come una logica spaziale che unisce spazio virtuale e fisico. Questa visione contrasta con l’approccio di Zuckerberg, che ha ridotto il metaverso a una semplice realtà virtuale legata ai suoi prodotti Oculus.

Il mercato ha reagito con scetticismo alla narrazione di Zuckerberg, con Meta che ha dovuto rivedere la sua definizione di metaverso, ammettendo che non dovrebbe essere un universo unico, ma un insieme di piattaforme interoperabili.

Arcagni, nel suo libro, sottolinea l’importanza di un approccio umanistico alla tecnologia, citando autori come William S. Burroughs e il loro contributo alla comprensione del rapporto tra tecnologia e umanità. Egli evidenzia anche il ruolo dei giochi, come Pokémon GO, nel mostrare le potenzialità della tecnologia nel creare spazi ibridi e di attraversamento.

In conclusione, il metaverso di Zuckerberg rappresenta solo una frazione di un concetto molto più ampio e complesso, che richiede un’analisi più profonda e umanistica per essere pienamente compreso e apprezzato.