Pensione di reversibilità e lavoro: come conciliare entrate e benefici

In Italia, la pensione di reversibilità è un sostegno economico fondamentale per i familiari di un pensionato o lavoratore deceduto, che contribuisce a mitigare l’impatto finanziario dovuto alla perdita di una fonte di reddito familiare. Un aspetto importante di questa pensione riguarda la possibilità per i beneficiari di continuare a lavorare mentre la percepiscono, una questione che spesso genera dubbi e domande.

La pensione di reversibilità viene calcolata in base alla pensione che il defunto riceveva, e varia a seconda della composizione della famiglia beneficiaria e della situazione reddituale. Per esempio, il coniuge ha diritto a ricevere il 60% della pensione del defunto, con possibili riduzioni se ha altri redditi. I figli, sia minori che maggiorenni, possono avere diritto a una percentuale aggiuntiva, ma per i maggiorenni ci sono condizioni specifiche come l’inabilità al lavoro o il fatto di essere studenti a carico.

Un punto cruciale è la compatibilità della pensione di reversibilità con i redditi da lavoro. Sebbene sia possibile cumulare entrambi, l’importo della pensione può subire riduzioni basate sui redditi del coniuge superstite. Ad esempio, se il reddito del coniuge è fino a tre volte il trattamento minimo INPS, la pensione rimane invariata. Tuttavia, se supera tale soglia, l’importo della pensione viene ridotto progressivamente, fino al 50% per redditi oltre cinque volte il trattamento minimo.

Inoltre, ci sono regole specifiche per il cumulo di redditi e pensione, che variano annualmente con la rivalutazione del trattamento minimo INPS. Per il 2024, il limite è fissato a 23.345,79 euro; superato questo importo, le riduzioni si applicano secondo le soglie stabilite.

Per i figli maggiorenni, le regole cambiano leggermente. Se lavorano, generalmente non hanno diritto alla pensione di reversibilità, a meno che non siano inabili e a carico al momento del decesso del genitore. Gli studenti universitari a carico possono beneficiare della pensione fino al compimento del 26º anno di età, purché non svolgano attività lavorativa.

Il coniuge superstite può continuare a lavorare e percepire la pensione di reversibilità, ma l’importo sarà ridotto in base ai suoi redditi. Questa riduzione è applicata con soglie progressive, a partire da redditi superiori a 21.985,86 euro annui per il 2023.

Queste normative sono fondamentali per garantire che la pensione di reversibilità continui a svolgere il suo ruolo di supporto ai familiari del defunto, pur tenendo conto di altre fonti di reddito che possono alterare il fabbisogno economico del nucleo familiare.